venerdì 29 novembre 2013

Falchi e Colomban

(m.m.) Che le circostanze da chiarire fossero più d'una era evidente. Quando diverse settimane fa ho cercato di capire di più rispetto ai rapporti tra il M5S veneto, le sue battaglie in favore dell'ambiente e le contemporanee liason con il mondo Confapri Colomban (per diversi aspetti latore di idee antitetiche a quelle del movimento), avevo messo in conto l'attenzione dei media e pure le polemiche, alcune pure di basso livello. Ma il gioco è questo ed è bene che sia così. Frattanto il carnet di chi, tra gli operatori della stampa nazionale ha acceso i riflettori si amplia a fronte di un silenzio pressoché totale dei media locali. Un sintomo di interessi forti sullo sfondo della critica ai grandi progetti infrastrutturali? Oggi ne parla pure l'Espresso, in edicola in queste ore. Qui di seguito ho inserito un piccolo elenco per chi voglia farsi un'idea al riguardo. Tra l'altro ragionare sul tema delle grandi opere nel Veneto è una speculazione attualissima, anche in ragioni delle dichiarazioni, clamorose per un certo verso, rilasciate oggi dall'europarlamentare Sergio Berlato (Fi) al Corriere Veneto.

01- LASBERLA.NET
02- LASBERLA.NET
03- HUFFINGTON POST ITALIA
04- L'ESPRESSO
05- IL CORRIERE DEL VENETO

martedì 12 novembre 2013

Colomban, Confapri e Casaleggio: tre "C" che nel M5S pesano molto

Bassanopiu.com ieri ha pubblicato un intervento del «Gruppo di lavoro sulle grandi opere» del M5S del Veneto. Si tratta di un segnale d'allarme rispetto alle indagini dell'Antimafia di Venezia sugli appalti per la realizzazione della Valdastico sud. Inchiesta che per gli attivisti non ha trovato la dovuta eco presso la stampa regionale.

Nello stesso solco, ovvero quello delle grandi opere venete, almeno da un punto di vista generale, si inserisce anche l'approfondimento de Il Fatto Quotidiano pubblicato due giorni orsono in seconda pagina: un impietoso servizio sull'ennesimo coniglio che l'attuale governo ha tirato fuori dal grande cilindro delle commesse pubbliche. Si parla della Venezia Orte, altrimenti con una infinità di sinonimi quali Romea Commerciale Romea Commerciale bis, Venezia Orte, Venezia Roma, Romea moderna e chi più ne ha più ne metta.

Senza perdersi in smancerie, come è suo stile del resto, Il Fatto prende subito il toro per le corna e spiega che l'opera, oltre a a finire in bocca ad un vecchio arnese di Tangentopoli come Vito Bonsignore, santificato il nome di Cl e del ministro Maurizio Lupi che ne è il grande guardiano a palazzo Chigi, godrà di una serie di sgravi fiscali su Irap ed Ires pari ad un paio di miliardi. Un aiuto di Stato de facto che dovrà passare il vaglio della Corte dei Conti. Ma che è uno sputo nell'occhio alla tanto acclamata opera dei privati che dovrebbero realizzare l'infrastruttura senza pesare sui conti pubblici col solito sistema del project financing o finanza di progetto. Una prospettiva rosea che Daniele Martini, autore del servizio fa a pezzi in un minuto.

Ora tra i mille mal di pancia e reazioni sul filo del bisbiglio che quel servizio ha scatenato ce n'è un rivolo che che è finito sino al M5S del Veneto. I «grillini» sul territorio del Nordest sono storicamente contrari alle grandi opere e ai project financing definiti generatori di debito occulto. E la Mestre-Orte non fa eccezione. Ma uno sguardo più attento alle cose del M5S veneto però porta anche verso altri ed inattesi «lidi concettuali».

Venerdì a all'hotel Bhr di Treviso da una joint venture d'intelletti tra David Borrelli, un attivista storico nella Marca, e Massimo Colomban (punta di diamante del network di imprese Confapri) è venuta fuori una riuscitissima serata, si parla di oltre trecento spettatori, in cui lo stesso Colomban ha illustrato la sua ricetta agli attivisti del M5S per uscire dalla crisi. Di contro non sono mancate le voci, specie in rete dei critici, i quali non smettono di chiedere chiarimenti sulla figura di Colomban e del suo pensatoio griffato Confapri. Infatti al di là di quanto è emerso durante la serata trevigiana relativamente alla exit strategy, il punto è un altro. Che cosa pensa Colomban delle grandi opere avversate a morte dal M5S?

La domanda non è peregrina perché Colomban (in una col suo seguito), candidatosi nel 2010 alle elezioni regionali faceva parte di uno schieramento di centrodestra in buona compagnia con Lega e Pdl. Se si legge il suo programma appare chiaramente un endorsement totale alle opere in finanza di progetto pensate sotto l'era del governatore azzurro Giancarlo Galan e proseguite, più o meno in cantiere, più o meno in spiritu, sotto l'egida del presidente regionale leghista Luca Zaia, col quale Colomban nel 2010 corse con la sua piccola Alleanza di Centro fianco a fianco con i nemici giurati del M5S alias «Pd, Pdmenoelle e Lega», leggi la casta.

E sbirciando ancor più nel programma di Colomban si legge il suo appoggio alla Mestre-Orte, polverizzata proprio ieri l'altro da Il Fatto. Di più, si legge dell'appoggio alla Pedemontana Veneta, un'altra opera contestata all'arma bianca dal M5S in nome del cui scempio su ambiente e paesaggio Beppe Grillo in suo show innalzò a difensore della patria l'ex sindaco di Villaverla Egidio Bicego, fatto cadere dalla alleanza Lega Pdl che lo sosteneva proprio per il suo no alla Spv o Pedemontana veneta che dir si voglia. E ancora nel suo programma del 2010 sempre Colomban, tra le anime di un un pensatoio, o think tank collegato a Confapri, si dichiara favorevole pure alla Tav, alla Valdastico Nord (contestata a da Trento e dai comitati vicentini), alla Valdastico Sud (sulla quale indaga l'antimafia di Venezia) e al completamento del Mose a Venezia, finito nel vortice degli scandali lagunari assieme al caso Baita. In realtà per le infrastrutture, che occupano una parte importantissima del programma di Colomban, il dominus di Confapri sposa e rilancia l'eredità politca di Gianclarlo Galan e del suo mentor maximus Silvio Berlusconi. Eredità oggi in parte offuscata da scandali di varia natura. Sicche la domanda nasce spontanea. Nell'ottica grillina a Treviso Colomban ha fatto ammenda? Ha percaso descritto il sistema Galan e il project financing come generatore di debito occulto nelle casse regionali venete? Per caso nel M5S c'è qualcuno a lui vicino che pensa che le grandi opere, pur discutibili, debbano in qualche modo essere lasciate in pace per non indispettire una parte della base elettorale del M5S che nel Veneto pesca in quella piccola imprenditorìa favorevole a tali progetti e magari baciata da qualche commessa? La questione non è peregrina, perché il no ai grandi progetti pensati sotto l'era Galan e proseguiti sotto quella Zaia, il M5S trova una delle sue ragioni fondative.

Ma il ragionamento può anche essere allargato. Quali sono i rapporti tra Confapri e M5S? Quali sono i rapporti tra il numero due del movimento, Gianroberto Casaleggio e lo stesso Colomban? Come mai quest'ultimo, mai smentito, riferendo il pensiero dello stesso Casaleggio sostiene che il M5S sia a favore della Tav, mentre Beppe Grillo si reca spesso in val di Susa a sostenere le battaglie dei No Tav? Per farsi un'idea della portata della partita basta leggere le dichiarazioni che il leader di Confapri rilascia al Corriere del Veneto il 13 aprile 2013 a pagina 3: «Di questo argomento ho voluto parlare direttamente con Gianroberto Casaleggio, perché avevo il sentore che la posizione No Tav venisse travisata, traducendo la contrarietà agli sprechi con una bocciatura senza appelli dell'alta velocità. Alla fine ci siamo chiariti. Noi vogliamo le infrastrutture e anche loro».

E c'è di più perché si puntano bene i fanali sul think tank di Confapri (sempre su LaSberla.net avevo già affrontato la questione) si trovano due personaggi legati a doppio filo con l'establishment regionale. Si tratta degli avvocati Bruno Barel e Massimo Malvestio, titolari dell'omonimo studio legale trevigiano ed entrambi consulenti della giunta regionale veneta. I due sono un prodotto del brodo culturale doroteo che negli anni '80 domina la Dc della Marca dove spadroneggia l'allora ras Carlo Bernini che patirà l'onta di Tangentopoli ammettendo le sue colpe e patteggiando la pena, per poi finire in disgrazia con l'affaire MyAir.

Barel e Malvestio sono due avvocati ben addentro alla intellighenzia veneta. Sono entrambi consiglieri giuridici del presidente Luca Zaia. Barel ha una delega speciale per studiare la riforma delle leggi in materia urbanistica con un obiettivo dichiarato molto ambizioso: fermare la cementificazione del territorio. Salvo poi accettare un incarico da un pool di imprenditori scagliatisi contro regione e comune di Asiago perché non hanno potuto costruire ciò che ritenevano di poter fare. «Consulente di Zaia ma fa causa a Zaia... Niente villette ad Asiago, l'avvocato Barel chiede 19 milioni di danni e diffida la Regione. Che l'ha scelto per la lotta alla cementificazione». Questo il titolo di un servizio che Renzo Mazzaro, giornalista e scrittore anti-casta tra i più conosciuti del Veneto, pubblica il 9 febbraio 2013 sul portale de Il Mattino di Padova. L'approfondimento, con la velocità d'una saetta, fa il giro dei palazzi veneziani anche alla luce di un altro aspetto.

L'avvocato e professore anti-cemento, almeno a parole, è anche in ballo con lo stesso Malvestio (pure lui a parole contro il cemento) in una colossale speculazione immobiliare ad Eraclea nel Veneziano. Si tratta del progetto di una mega marina osteggiato col coltello tra i denti da Legambiente, dagli attivisti locali del M5S e da un nutrito gruppo di comitati più piccoli. Per di più a parlare della presenza dei due legali nella operazione Laguna dei Dogi Valle Ossi voluta dalla società Numeria nella laguna veneziana sono proprio gli attivisti veneti del M5S. O meglio ciò è quanto si legge in un lungo post pubblicato sulla pagina «Gruppo Grandi Opere» dei Cinque stelle del Veneto in un post firmato «francesco P.» inserito il 26 ottobre 2013 e visibile solo agli iscritti. Il titolo parla da solo: «L'imprenditore secondo il M5S e i temi (Confapri) di cui non parlare al regionale». L'incipit è al fulmicotone: «La pubblicità della prossima iniziativa programmata a Treviso dal Movimento con Crimi, d'Incà, Borrelli e Colomban, presidente di Confapri (Grillo interverrà via web) mi fa riparlare di questa liason fra Movimento e questa nuova associazione di imprenditori che ha pure un “pensatoio” per il paese: si chiama Think Tank Group e ne fanno parte, come fondatori, Crimi, Borrelli, Grillo e Casaleggio. Ma vi è davvero corrispondenza di pensiero e di azione concludente, fra M5S e Confapri o qualcuno si è solo innamorato della pacchiana cornice di Castelbrando?». E ancora: «Facciamo un esempio… A fine settembre Massimo De Pieri ha chiesto se nel gruppo Grandi Opere... non vi fosse qualcuno in grado di aiutare il Meetup Basso Piave a presentare delle osservazioni sul progetto di porto turistico denominato “Valle Ossi”. Un'area di bonifica alla foce del Piave, lato Eraclea che una società di nome Numeria si appresta a realizzare secondo previsione del piano di assetto del territorio. Visti i tempi ristretti concessi risposi a De Pieri che, essendo Numeria, società di proprietà degli avvocati Barel e Malvestio, soci fondatori del Think Tank Group di Confapri, nonché legali di riferimento della Regione Veneto, forse non c'era poi molto da osservare e che forse la questione poteva semmai essere rimessa a quei 12 parlamentari che andarono in festosa gita a Castelbrando nell'agosto scorso. Una risposta forse un poco troppo cattiva ma che qui propongo a tutti perché è fondamentale sapere con chi si accompagna il Movimento». Sarà il caso, sarà una coincidenza, ma a fronte di un Gruppo Grandi Opere che assieme alla base del M5S cerca di mettere il naso sull'affare Laguna dei Dogi, salta fuori la necessità, da vari attivisti polemicamente avversata, di azzerare lo stesso gruppo «Grandi Opere». I cui membri, durante una tesa assemblea del M5S veneto tenuta il 27 ottobre a Martellago nel Veneziano presso il ristorante "Il mattone", hanno difeso a spada tratta il loro lavoro evitando così la cancellazione de facto di un gruppo considerato tra i più scomodi per un pezzo dell'establishment veneto. Le cose stanno così? Stanno diversamente? Al momento gli attivisti non parlano troppo apertamente della cosa. Ma i malumori di una certa «normalizzazione strisciante» che starebbe prendendo corpo in precisi ambienti del movimento hanno preso la forma di un corso d'acqua carsico che riaffiora ogni volta in cui gli attivisti si trovano ad affrontare le questioni più spinose, dalla gestione della sanità alle grandi infrastrutture.

C'è poi un altro aspetto rimasto un po' sullo sfondo. Dopo l'esplosione del datagate made in Usa, pur con le dovute eccezioni il M5S non si è espresso in maniera significativa contro l'intelligence d'oltreoceano. Cosa che non ha fatto nemmeno il governo. Cosa che invece hanno fatto due giornalisti molto considerati dal movimento, vale a dire Giulietto Chiesa e Massimo Fini. La domanda ora nasce spontanea, perché i parlamentari del M5S hanno deciso di non azzannare alla giugulare gli Usa chiedendo all'Italia di uscire dalla Nato? Sarà pure un'altra coincidenza, ma se si osserva con attenzione il programma di Colomban per le regionali del 2010 l'alleanza con gli Usa è messa in bell'evidenza. Di più, l'imprenditore nel maggio 2009 è pure stato nominato «Comandante onorario USAF Aviano». Come avrà commentato Colomban le uscite di Beppe Grillo contro le servitù militari americane specie quelle di Vicenza e quelle di Niscemi in Sicilia? E Casaleggio, in un M5S che lotta contro gli F35, per caso sa di questa apertura di credito dell'establishment militare a stelle e strisce verso Colomban? Questi dubbi David Borelli li ha fatti suoi chiedendone conto a Colomban e Casaleggio?

Marco Milioni
link originario

sabato 19 ottobre 2013

Grandi opere, tensioni interne al M5S del Veneto

Il possibile azzeramento del «gruppo grandi opere» in seno ai Cinque stelle del Veneto sta mandando in fibrillazione il movimento che il 27 di questo mese ha in calendario una importante riunione su base regionale in cui si dovrebbe discutere di questioni organizzative. Almeno queste sono le indiscrezioni che filtrano da una parte degli attivisti che nel Trevigiano, nel Bassanese e nel Veneziano non hanno preso bene la cosa; tanto che sono cominciati a volare gli stracci. Anzi la cosa viene considerata una manovra intesa in qualche modo a mettere la sordina ad uno dei pochi ambiti in cui il M5S è riuscito ad essere spina nel fianco nei confronti dell'establishment politico ed imprenditoriale, accusato di usare le grandi infrastrutture come occasione di cattiva gestione del territorio condita da appetiti affaristici.

Più nel dettaglio a scatenare l'ira di parecchi attivisti è stata una e-mail datata 18 ottobre 2013 indirizzata ai supporter veneti nella quale si parla di «sciogliemnto del gruppo grandi opere». Tale scelta si renderebbe necessaria, si legge nel documento per «per dare al gruppo una connotazione più attinente alle esigenze operative presenti e future, anche in ottica "regionale" e non più focalizzata puntualmente su singole tematiche, ma analizzando il quadro nel dettaglio della sua complessità e delle sue interrelazioni». Ora nel documento si parla di ripensamento e riorganizzazione del gruppo e non di cancellazione tout court. I dissenzienti però, paventano la volontà più o meno sottaciuta di inertizzare in qualche modo gli strali che dal gruppo grandi opere in passato erano partiti all'indirizzo di commesse molto chiacchierate come la Valsugana bis, la Pedemontana, i progetti di finanza nella sanità. Il che ha mandato in escandescenza gli attivisti più impegnati sul campo, i quali addirittura temono una manovra concepita dagli aficionados di David Borelli (vicinissimo a Gianroberto Casaleggio, de facto il numero due del M5S dopo Beppe Grillo) tesa a mettere le mani sul gruppo di lavoro che in questi mesi ha portato gli attacchi più duri al cosiddetto sistema veneto nel quale figurano Pdl, Pd e Lega: alla grossa una manovra tesa a centralizzare la gestione del dissenso accolta malissimo da chi invece da anni si batte sul territorio.

Al contempo alcune prossimità di Casaleggio con l'entourage del governatore leghista Luca Zaia non sono passate inosservate alla base dei Cinque Stelle. Come non mancano le critiche allo stesso Borelli che «dopo l'esperienza fallimentare come consigliere a Treviso» visto il pessimo risultato alle comunali di primavera, terminata l'esperienza in comune sarebbe stato chiamato come uomo di fiducia di Casaleggio per le questioni del Veneto. Un imprimatur che non sarebbe stato ben digerito dalla base. Per di più le stesse tensioni, anche se di intensità minore, si starebbero creando per le nomine di alcuni soggetti incaricati dai parlamentari a seguire tematiche specifiche. Non sono pochi gli attivisti che contestano scelte considerate in qualche modo calate dall'alto e non discusse nei gruppi territoriali. Soprattutto ci si chiede se ci siano emolumenti di sorta e se questi siano stati discussi in rete. E non mancano nemmeno i dissapori per il mancato avvio della piattaforma elettronica che avrebbe dovuto mettere in contatto attivisti ed eletti in seno al M5s sia a livello nazionale che veneto. Alcune indiscrezioni parlano di un gruppo di informatici veneziani che avrebbero già pronta una piattaforma realizzata autonomamente. Una opzione mal vista dagli aficionados di Casaleggio.

Marco Milioni
fonte: www.lasberla.net
link di riferimento originale

martedì 2 luglio 2013

Il comitato anti-abusi denuncia: tribunale troppo vicino al fiume

Il nuovo tribunale di Borgo Berga e il quartiere circostante non rispetterebbero la legge che impone una distanza dai fiumi di 10 metri per le nuove costruzioni. A certificarlo è un documento protocollato da Palazzo Trissino il 30 luglio 2009: il parere del Genio civile di Vicenza, firmato dall’allora direttore responsabile, l’ingegner Nicola Giardinelli. Il parere fu inviato dal Genio alla conferenza dei servizi convocata il 31 luglio 2009 in Provincia, per valutare la variante al piano urbanistico ex Cotorossi, variante con cui la giunta Variati metteva mano al piano ereditato dalla giunta Hüllweck. Sotto la lente del Genio c’è «la scopertura del fiume Retrone sul fronte del nuovo Tribunale», a causa della demolizione di un pezzo di fabbrica, che risultava pericolante. Il Genio rileva una lacuna nella documentazione progettuale: «Non sono evidenziate le misure di distanza dalle opere idrauliche degli edifici, dell’ampiezza delle banche e scarpate correnti lungo gli alvei del Retrone e del Bacchiglione».

Ma il rilievo maggiore è sollevato rispetto all’edificio «A», che oggi ospita l’ipermercato Despar in via Ettore Gallo: «L’edificio A, lungo la sponda destra del Retrone, nella tratta oggetto di recente demolizione della copertura, appare indicato in aderenza al ciglio, e quindi in contrasto al disposto dell’art. 96 del Regio Decreto 523/1904». La legge, tuttora in vigore, stabilisce la distanza minima dei nuovi edifici dai fiumi: distanza che dev’essere tassativamente di 10 metri almeno. L’edificio in questione, invece, è costruito «sul ciglio», a strapiombo sul fiume. Non è tutto: il Genio scrive che «come sancito da recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni riunite, in caso di abbattimento di un edificio a distanza inferiore a metri 10, la sua ricostruzione può essere effettuata solo nel rispetto della norma di cui all’art. 96, lettera f, del citato Regio Decreto».

La norma, insomma, non vale solo per edifici di nuova costruzione, ma anche gli stabili abbattuti e ricostruiti, come è il caso dell’ex Cotorossi. Eppure il parere del Genio civile non fu ascoltato, e il progetto fu approvato tal quale. L’allarme sulla vicinanza del tribunale ai fiumi era stato lanciato il 14 giugno da Paolo Crestanello, del comitato anti abusi edilizi, sul giornale on line La Nuova Vicenza. Ora il comitato prepara un esposto alla procura di Vicenza: «Questo documento dimostra che il Comune era chiaramente a conoscenza della violazione, e ciò aggrava la situazione di chi ha autorizzato quei progetti – commenta Crestanello – Inoltre, sulla base di quello che scrive il Genio civile, anche tutti gli altri edifici del quartiere, compreso il nuovo tribunale, sono fuori norma. Il Comune non poteva non sapere».

da Il Corriere del Veneto del 30 giugno 2013; pagina 11 edizione di Vicenza

lunedì 20 maggio 2013

Nel think tank trevigiano Casaleggio sente il profumo di Zaia

«Di questo argomento ho voluto parlare direttamente con Gianroberto Casaleggio, perché avevo il sentore che la posizione No Tav venisse travisata, traducendo la contrarietà agli sprechi con una bocciatura senza appelli dell'alta velocità. Alla fine ci siamo chiariti. Noi vogliamo le infrastrutture e anche loro». Così parlò Massimo Colomban sul Corriere del Veneto del 13 aprile 2013 a pagina 3. Tesi simile ripresa pochi giorni appresso sul portale della stessa testata. Ma siamo sicuri che dalle parti del M5S sappiano bene chi è Colomban? E soprattutto è vero che il M5S sulla Tav la pensi come uno che in fondo in fondo la vuole?

Ad ogni modo Colomban viene così descritto da Nuova Vicenza: «Trevigiano razza Piave ma di mentalità global, convinto liberale con un netto passato a centrodestra ma oggi aperto sostenitore del Movimento 5 Stelle, Massimo Colomban è un personaggio eclettico e proteiforme. Fondatore di un colosso con un fatturato da 1 miliardo di euro come Permasteelisa (da cui poi è uscito, oggi è in mano ai giapponesi), imprenditore attualmente impegnato nel finanziamento e gestione di una decina di start up in giro per l’Italia, nella sua carriera ha anche ricoperto incarichi di rilievo pubblico: amministratore delegato di Sviluppo Italia Veneto, succursale locale di un’agenzia sorta nei primi anni 2000 sotto il governo Berlusconi, e presidente risanatore di Vegapark, il parco tecnologico a Venezia. In queste settimane il suo nome è tornato alla ribalta proprio per essere uno dei pochi a infrangere il tabù di diffidenza della classe imprenditoriale verso la novità della politica italiana, il fenomeno Grillo... il businessman... nel 2010 si era candidato consigliere regionale con l’Alleanza di Centro a favore del leghista Luca Zaia...».

Il manager è in qualche modo il dominus di un pensatoio made in Nordest, Confapri, popolato, nei suoi gruppi di approfondimento, da soggetti diversissimi. C'è David Borrelli, ex consigliere comunale M5S a Treviso dato per vicinissimo a Casaleggio e mai violentemente ostile al Carroccio. C'è lo stesso Casaleggio. C'è Colomban ovviamente, ma pure Beppe Grillo in persona. Il pensatoio on-line si definisce «Think Tank Group... Gruppo di esperti in strategie e visioni per l’impresa e il lavoro». Tra i membri figura anche il guru del merito Arturo Artom (trascorsi a vario titolo tra simpatie rutelliane, berlusconiane, montiane e infine grilline), che più volte Il Fatto quotidiano ha messo alla berlina per i suoi salti della quaglia.

Ma la cosa che fa pensare è che tra il gruppo di pensatori ci sia quel Massimo Malvestio, lontane origini nella galassia dorotea veneta che altri non è che uno dei più fidati consiglieri giuridici del governatore Veneto Luca Zaia. Ora i rapporti tra il M5S e Zaia nel Veneto non sono certo idilliaci. O meglio. Non lo sono tra Zaia e quella parte del M5S che da anni contesta a suon di iniziative sul territorio la costruzione della Pedemontana Veneta (o Spv). Un'opera contestatissima sul cui capo stanno recentemente cadendo molte tegole. Ultima delle quali l'inizio di ben due procedure di indagine da parte della Ue.

Orbene poco prima delle elezioni politiche di marzo i candidati del M5S fecero scintille sulla Spv, annunciando urbi et orbi che una volta giunti tra gli scranni romani avrebbero chiesto al commissario per la Spv, quelle carte (contratti di concessione, piani finanziari, convenzioni) che lo stesso commissario Silvano Venrizzi da anni nega anche a coloro che sono in contenzioso amministrativo proprio sulla Spv.

Da marzo però di quelle carte che dovevano finire sul tavolo della discussione pubblica per effetto dei blitz a cinque stelle a palazzo Madama e a Montecitorio, non s'è più saputo nulla. Tant'è che tra qualche militante veneto del M5S la pulce del dubbio ha cominciato a macinare strada. Zaia è un sostenitore senza se e senza ma della Spv, come lo è il Pdl e il Pd anche se più in sordina. Quando i ricorrenti vinsero il round di primo grado sulla questione Spv Zaia andò su tutte le furie parlando addirittura di «eccesso di democrazia». Parte del M5S Veneto, non certo David Borrelli, gli saltò alla giugulare. Ora si apprende che dentro il think tank in cui non mancano i fautori delle grandi opere, anche se pensate senza sprechi, ci sono Malvestio e Casaleggio (stando a Colomban quantomeno). E qualche militante ha cominciato a temere. A temere che magari a quest'ultimo qualche suggerimento sulla necessità di togliere un pochino di pressione rispetto alle proteste contro la grande arteria sia arrivato. Una arteria, la Spv Montecchio Spresiano, che vale oltre due miliardi di euro in project financing. Somme contestate in termini di costi pendenti in parte sugli enti pubblici e di impatto ambientale.

Marco Milioni
www.lasberla.net
url di riferimento

martedì 19 marzo 2013

Il Tar: «C'è crisi, aiutiamo le imprese Basta liti fra enti, bloccano le opere»

In un periodo di recessione l'economia non ha certo bisogno di fermarsi davanti a nuovi semafori rossi, bensì di trovare una spinta verso la ripresa. E in tal senso può giocare un ruolo chiave la magistratura amministrativa, evitando di bloccare la realizzazione delle grandi opere con un'interpretazione troppo rigida delle norme, per optare a favore di una flessibilità intesa come proficua collaborazione tra enti pubblici, finalizzata a una soluzione extragiudiziaria. In parole povere l'invito è di non ricorrere al giudice per cavilli burocratici capaci di bloccare per mesi un progetto, quando si possono risolvere mettendosi attorno a un tavolo. È l'auspicio con cui il presidente del Tar Veneto, Bruno Amoroso, ha aperto ieri a Venezia l'anno giudiziario: «Il giudice amministrativo dev'essere consapevole della grave responsabilità che lo vede protagonista del progresso del Paese e compiere un rilevante mutamento del suo approccio tradizionale al contenzioso. Il bene comune è oggi quello della crescita dell'economia e della salvaguardia dello stato sociale e dei livelli occupazionali e noi possiamo svolgere un ruolo costruttivo, rivedendo la scala dei valori. La magistratura non può e non deve effettuare nessuna supplenza a fronte di incoerenze politiche e amministrative - ha incalzato Amoroso - sembra difficile giustificare che la decisione sulle sorti di grandi opere di interesse nazionale possa essere devoluta a un giudice a causa di contrasti tra enti pubblici o tra enti e privati cittadini, in presenza di una vastissima gamma di strumenti di conciliazione in sede extragiudiziaria. È evidente che la disamina di legittimità di competenza del giudice possa comportare compromissione o ritardi nell'esecuzione di importanti progetti. Una volta che grandi amministrazioni abbiano deliberato programmi economicamente significativi per l'economia nazionale non è ammissibile che minori centri di potere possano interferire, spesso con ottuse posizioni, nel processo esecutivo.

È quindi necessaria una più intensa collaborazione tra le amministrazioni, una più convinta condivisione degli scopi. Il Tar potrà mediare tra i bisogni degli amministrati e i centri di potere, pur operando negli stretti limiti della legalità». Amoroso punta insomma a una «giustizia sensibile», capace di adeguarsi alle esigenze del momento, perchè «siamo tutti nella stessa barca e tutti insieme dobbiamo remare per non interrompere la crescita del Paese». È la stessa ratio alla base della valanga di sospensive alla legge regionale che limitava le aperture domenicali concesse dal Tar alla grande distribuzione, prima di rimandare il giudizio finale alla Consulta. «In tempi di crisi l'imprenditorialità va sostenuta». Assist colto al volo dal governatore Luca Zaia, «buon cliente di Tar e Consiglio di Stato (con 444 e 160 ricorsi, l'80% dei quali vinto), preoccupato per una spending review raffazzonata che ci obbliga a tagliare le spese pubbliche, esponendo la Regione a un mare di ricorsi. Come quelli che fermano le opere pubbliche, tipo la Pedemontana, e allora mi domando perchè il giudice non possa chiedere il danno erariale al cittadino che usa il ricorso per fini strumentali». «Il ruolo del Tar non dev'essere soltanto quello della caccia all'errore delle amministrazioni, che non vanno viste come il nemico contro cui sparare - ha rimarcato Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia - la nostra legge è complessa, farraginosa, contraddittoria e l'onere della giurisdizione è dare razionalità ad una normativa che troppo spesso mette le amministrazioni in condizione di difficile gestione delle loro funzioni». «Dietro ogni ricorso c'è un bisogno concreto», ha sentenziato Amoroso, ma l'aumento dei costi legati alle pratiche - oltre alla carenza cronica di giudici e personale che allunga i tempi - ha fatto crollare quelli presentati dai privati dai 3801 del 2000 ai 1954 del 2012.

«È difficilmente comprensibile quale possa essere una plausibile ragione di gravare di costi accessori i cittadini per accedere a una funzione essenziale, cui già contribuiscono con le tasse», ha sottolineato il presidente del Tar. «L'intento palesamente dichiarato del legislatore è di scremare le pratiche, rendendole non alla portata di tutti - ha rilevato Riccardo Alba, presidente dell'Ordine degli avvocati di Venezia -. Per gli appalti poi, l'aumento è al di fuori di ogni logica economica e denuncia l'intento perverso di disincentivare il ricorso al giudice amministrativo: solo di contributi per un appalto da 300 mila euro se ne versano 4 mila subito e 16 mila se si perde in appello. In campagna elettorale tutti i partiti promettevano di ridurre o eliminare l'Imu, ma non ho sentito nessuno proporre di ridurre i costi della giustizia». «Rischiamo di garantirla solo a chi se la può permettere, a scapito della povera gente - ha osservato Zaia - e non mi piace». Un notevole calo di ricorsi si rileva in tema di strumenti urbanistici e sul «piano casa», soprattutto riguardo la prima abitazione, per «l'orientamento di alcuni Comuni a porre ostacoli all'applicazione della norma regionale».

Michela Nicolussi Moro
da Il Corriere del Veneto del 16 marzo 2013; edizione di Vicenza pagina 3

mercoledì 6 marzo 2013

Pranzo, fiori e inviti: caro assessore ci spieghi le spese di quei convegni

Egregio assessore Donazzan,
come ricorderà alcuni mesi addietro ho inviato una lettera al presidente della Regione Zaia, oggetto della quale era il consistente contributo erogato in favore del Coisp per l'organizzazione di alcuni eventi. Più in particolare in quell'occasione ho chiesto di accedere agli atti per verificare come fosse stato possibile spendere 38 mila euro per tre convegni. Nella dichiarazione con cui Lei ha pubblicamente replicato alla mia istanza (Corriere del Veneto, 31 ottobre 2012), dopo aver criticato «Filippi e i suoi», a Suo giudizio incapaci di «dimostrare un po' più di dinamismo», ha concluso affermando che «Patrocinio e contributi li ridarei domani, se solo ci fossero i soldi». Adesso che, dopo una defatigante attesa delle autorizzazioni, ho potuto finalmente avere accesso – solamente - ad una parte degli atti (quelli relativi a due dei convegni), sono in grado di capire meglio il Suo entusiamo auto - apologetico. Nella lettera con la quale il 22 luglio 2009 il segretario regionale del Coisp chiede una integrazione ai 20 mila euro già concessi per i due convegni del 28 febbraio e del 4 aprile 2009, uno tenuto a Padova e l'altro a Bassano del Grappa, tra i motivi a sostegno della richiesta di aumento dello stanziamento originariamente concesso vi è infatti un illuminante passaggio. Si afferma cioè che «gli ospiti dell'assessore Donazzan sono stati molti di più rispetto a quanti previsti in precedenza». Già era previsto che i fondi stanziati dovessero servire anche per omaggiare un significativo numero di Suoi ospiti con un adeguato pranzo, forse per poterli ristorare della fatica di aver assistito ad un convegno di ben tre ore. Poi, si sa come vanno queste cose, gli ospiti non vengono mai da soli, e per l'effetto, alla fine, come dice il segretario del Coisp, «sono stati molti di più rispetto a quanti previsti». Può essere che, come dice Lei, Filippi e i suoi difettino di dinamismo. Di sicuro Lei i suoi parecchi ospiti non difettavano di appetito. È davvero convinta che sia opportuno utilizzare fondi pubblici per portare a pranzo i propri ospiti? E, visto che ci siamo, sempre in tema di opportunità, scorrendo il rendiconto della somma liquidata, che ammonta ad un totale di 22 mila euro circa, nella quale i pranzi e l'ospitalità assommano a circa 3.700 euro complessivi, compaiono altre non meno discutibili voci di spesa. Quale quella, ad esempio, dei 2 mila euro per i «fiori». Mi scusi Assessore, ma viste le somme per pranzi e fiori, erano due convegni con ragazzi delle scuole medie, o era un matrimonio? Lo chiedo perché poi ci sono ben 10.200 euro per «affitto videoproiettore ecc...». Un «ecc...» in cui, leggendo la documentazione, parrebbe rientrare anche la videoripresa dei lavori. Anche se i video, per quanto io li abbia cercati in rete, non sono riuscito a trovarli. Mi permetto di dire che si tratta comunque di una spesa di entità esorbitante. E tutto questo a tacere, ancora, dei ben 6.500 euro spesi per «buste, inviti, ecc.», evidentemente realizzate con materiali di pregio, nonché dei 500 euro di compenso per il moderatore, ovvero 250 euro per ciascuna delle due mattinate di tre ore. Moderatore non proprio moderato nei compensi, viene a dire. Ora, a prescindere dalle Sue valutazioni sull'organizzazione che io rappresento, il caso vuole che i poliziotti del Siulp siano anche, per l'appunto, come me, contribuenti della Regione medesima. Ed in tale veste siamo decisamente contrariati dal modo in cui sono stati spesi quei soldi. Le risorse della Pubblica Amministrazione devono essere stanziate con maggiore oculatezza. In attesa di poter finalmente ottenere l'autorizzazione per accedere alle singole fatture, che, ad oggi, inspiegabilmente, ancora non è stata concessa, mi auguro che la prossimavolta, se mai ve ne sarà una, abbia almeno la premura di limitare il numero dei Suoi ospiti.

Silvano Filippi - segretario regionale Siulp Veneto
da Il Corriere del Veneto del 6 marzo 2013, edizione di Venezia; pagina 5