giovedì 15 giugno 2017

Spv, la denuncia del Covepa: lo spettro del conflitto di interesse su un dirigente regionale

Speranze sulla trasparenza degli atti e dubbi su possibili conflitti di interesse sulla macchina che a palazzo Balbi si occupa della Pedemontana Veneta sono lo strascico dell’ultima trasferta che proprio ieri a Venezia presso gli uffici della Regione Veneto ha visto protagonista una pattuglia che schierava esponenti di alcune associazioni ecologiste e di alcuni gruppi di espropriati: tutti quanti nell’occasione sono stati ricevuti da un pool di dirigenti regionali i quali hanno preso nota delle richieste di accesso agli atti formalizzate dai comitati.

Massimo Follesa, portavoce del Covepa, il coordinamento che si batte da anni contro la Spv e in particolar modo contro questo tracciato si dice «abbastanza fiducioso per quanto concerne la possibilità di visionare in tempi brevi le carte, a partire dal testo firmato davanti al notaio relativamente all’ultimo accordo tra il Concessionario Sis e la Regione». Tuttavia lo stesso Follesa, come riferito in una videointervista raccolta da Taepile.net, pone alcuni seri dubbi. «Andando a guardare da vicino il file impiegato per la presentazione della nuova operazione sulla Pedemontana, quella in cui il governatore leghista Luca Zaia il 7 marzo in cosniglio Regionale spiegava che l’opera sarebbe stata salvata da una addizionale irpef, siamo rimasti sconcertati». Il motivo? «Il motivo - spiega ancora l’attivista - è che quel file in cui sono schematizzate tutte le ragioni per cui Zaia decide di rimodulare l’accordo coi privati sembrerebbe essere di proprietà di Area enginering, ovvero la società che per conto della Regione ha redatto gli studi sui flussi del traffico adducendo che le nuove stime sul gettito da pedaggio sono tali da garantire la fattibilità dell’opera. Ferme restando le durissime critiche a queste previsioni e all’intero progetto - attacca ancora il portavoce - non si capisce che cosa c’entri Area engineering con il resto delle motivazioni politiche, sociali, economiche, giuridiche e amministrative illustrate da Zaia grazie a quel file che abbiamo scaricato dalla pagina pubblica del condirettore della Nuova Venezia Paolo Cagnan. Il quale peraltro conferma che quella presentazione elettronica gli è stata fornita proprio dalla Regione».

Poi c’è un’altra bordata: «Sempre spulciando tra le proprietà elettroniche di quel file abbiamo notato che il suo autore è tale ingegnere Anna Fasiol. Ora dal momento che l’ingegner Giuseppe Fasiol è uno dei massimi dirigenti della Regione con funzioni di controllo e coordinamento sul progetto Spv, ovvero è il responsabile unico del procedimento, vorremmo capire se tale Anna Fasiol abbia con lui affinità o parentele di qualche tipo e quali relazioni vi siano eventualmente tra Anna Fasiol e Area engineering. Se dovessero emergere connessioni di rilievo sarebbe una cosa gravissima: un conflitto di interessi che potrebbe inficiare addirittura la validità degli ultimi atti regionali sulla stessa Pedemontana. Per questo motivo - conclude l’architetto Follesa - alcuni giorni fa abbiamo segnalato formalmente la cosa alla autorità giudiziaria per i chiarimenti del caso. Il cielo non voglia che ci sia in conflitto di interesse privato sulla dirigenza regionale».

giovedì 25 maggio 2017

Pfas e schiume antincendio nei pozzi: i militari Usa risarciscono i residenti


(m.m.) La marina degli Stati uniti ha dovuto sborsare quasi 10 milioni di dollari per connettere numerose utenze domestiche non più servibili da pozzi privati, nel circondario della gigantesca base interforze di McGuire/Dix/Lakehurst localizzata a una trentina di kilometri dalla città di Trenton nel New Jersey. La somma è il risultato di un accordo con le vicine municipalità in ragione dell'inquinamento da derivati del fluoro (Pfos e Pfoa, noti anche come Pfas) cagionato, in particolar modo dalla parte navale della base, alle acque dei pozzi ad uso potabile adoperati dai residenti attorno al complesso militare. Questo è quanto riferisce il portale americano «Water online» che a sua volta cita altre testate d'Oltreoceano.

A finire nel mirino dei media americani ci sono, tra le altre, le schiume contenenti Pfas utilizzate in funzione antincendio e ben presenti sia negli aeroporti civili che militari, nonché nelle strutture civili e militari di addestramento: il quotidiano "Burlington county times" al riguardo dà conto proprio di una esercitazione antincendio nella «training facility» della marina a Lakehurst: uno dei settori che compongono la base del New Jersey. Il medesimo quotidiano peraltro mostra una serie di foto fornite dall'Us Air force nelle quali viene descritto l'ampio uso di Pfas nelle schiume antincendio (nel riquadro una immagine di Robert Williard). Di una vicenda simile che coinvolge sempre i militari, in questo caso l'aviazione della Guardia nazionale, ha dato notizia il noto magazine di approfondimento Vice News. Il quale a gennaio è uscito con un lungo reportage sulla base di Stewart distante 60 kilometri da New York.

In realtà l'utilizzo dei Pfas in ambito militare è noto da tempo. Questi derivati del fluoro infatti finiscono anche nei solventi destinati all'aeronautica, nei circuiti elettronici, di uso civile tanto quanto militare. Della loro pericolosità ne parla diffusamente anche un rapporto della Astswmo, l'associazone americana che raccoglie i funzionari dei singoli stati che si occupano del controllo e della gestione dei rifiuti. Nella relazione peraltro sono indicate le industrie chimiche, a partire dalla 3M, i cui prodotti commerciali soddisfano i requisiti militari.

La querelle attorno ai Pfas ha fatto scalpore anche in Italia, dove si è verificato un caso in cui la contaminazione interessa un bacino di almeno 350mila persone localizzato nel Veneto centrale. La vicenda, nota dal 2013, tra proteste e polemiche anche politiche, continua a far discutere, pure a livello locale.

sabato 20 maggio 2017

Ieri a Venezia la Regione Veneto ha firmato con Cassa depositi e prestiti il mutuo di 300 milioni

Ieri a Venezia la Regione Veneto ha firmato con Cassa depositi e prestiti il mutuo di 300 milioni per il «contributo in conto costruzione per il completamento della su- perstrada Pedemontana veneta, in attuazione della delibera del 16 maggio "Procedura aperta per l'assunzione di un mutuo, con oneri a carico della Regione, per l'attuazione dell'opera". Come noto era stata indetta una gara ma è andata deserta, quindi è scattata l'autorizzazione alla stipula del mutuo con Cdp già prevista dalle delibere stesse. «L'impianto del contratto - sottoline ala nota - è coerente con lo schema di Terzo Atto Convenzionale approvato dalla Giunta regionale» martedì scorso. Il mutuo, «la cui efficacia -- mette avanti le mani Venezia - è subordinata alla sottoscrizione del Terzo Atto Convenzionale da parte del concessio- nario, è già strutturato per le due erogazioni previste nello stesso Terzo Atto: 140 milioni nel 2018 e 160 milioni nel 2019».

da Il Giornale di Vicenza del 20 maggio 2017; pagina 9

La Superstrada Pedemontana veneta è solo al 27%: servono lavori per 500 milioni l'anno

Il parere è favorevole perché questo patto «è la miglior soluzione tecnica, economica, e finanziaria che sia praticabile e possibile e che supera le criticità del precedente atto sottoscritto nel 2013 tra il Commissario e Sis, criticità evidenziate sia dalla Corte dei conti che dall'Anac». Così hanno scritto lunedì, poche ore prima che la Giunta desse il via libera definitivo, i tecnici del nucleo Nuvv (verifica investimenti) della Regione, guidati dal segretario generale della Regione, Ilaria Bramezza, e dal dirigente Gianluigi Masullo.

Insomma, per i tecnici è l'unico modo per evitare guai peggiori. Con l'obiettivo tra l'altro, lo scrivono chiaro, di rimanere «nell'alveo della convenzione originaria». È una condizione essenziale, perché martedì tra le righe il commissario di vigilanza Marco Corsini faceva capire che la Regione e il "team tecnico Pedemontana" hanno ben presente che il colosso Salini Impregilo, sconfitto da Sis nel 2009 per un cavillo legale decisivo nello scontro al Consiglio di Stato, potrà rivolgersi a Tar e Consiglio di Stato stesso per valutare se il nuovo accordo stravolge i termini della gara originaria.

Intanto dalle carte della Regione emergono altri particolari che sono anche la base di risposte a quesiti della Corte dei conti. Ad esempio che la garanzia fidejussoria versata da Sis è di 81 milioni (il 5% dei lavori), e che l'ipotesi di procedere alla risoluzione del contratto aprirebbe a un contenzioso con danni per tutti, compreso quello dei cantieri fermi. Inoltre gli esperti di Area Engineering incaricati della Regione, con studio certificato dal professor Marco Pasetto dell'Università di Padova, confermano che nel 2021 saranno circa 27mila (di cui oltre 5 mila camion) i veicoli al giorno, con un pedaggio di 1,68 euro per dieci chilometri per le auto (e 3 euro per i mezzi pesanti).

Invece nel 2059 i veicoli saranno saliti fino a 65 mila. E se il traffico sarà di più? La Regione potrà dare più soldi a Sis. Ma Venezia sa già che per i primi 9 anni in realtà andrà sotto (incassi meno alti del canone da dare a Sis) e potrà rifarsi solo dopo. Però la Regione sottolinea che Sis ora avrà otto mesi di tempo per chiudere l'accordo con banca JpMorgan per l'emissione di bond per 1,15 miliardi (e già subito però dovrà trovare finanziamenti per 250 milioni), se no salta tutto senza che la Regione abbia dato altri soldi.

I 914 milioni di aiuti pubblici su 2,25 miliardi, poi, rispettano il principio che nei project le casse pubbliche devono dare meno del 50% del totale. Sis poi potrà anche gestirsi gli incassi di pubblicità lungo la superstrada, i trasporti eccezionali e la ghiaia scavata (vale 74,5 milioni). Le spese generali per Sis sono fissate al 9% del totale investimenti. Infine è possibile aprire l'opera per parti, e i vicentini ci sperano. Ma a che punto è la Pedemontana dopo oltre 5 anni di cantiere? La delibera lo dice chiaro: solo al 27%. Per averla pronta a giugno 2020, come indica il cronoprogramma (e saremo sotto elezioni regionali), ora c'è da correre: al ritmo di 500 milioni di lavori entro ogni anno.

da Il Giornale di Vicenza del 20 maggio 2017; pagina 9

«Pedemontana, espropri da pagare entro dicembre»

I costruttori privati di Sis dovranno presentare entro un mese per la Pedemontana veneta un «piano di pagamenti delle somme dovute agli espropriati a titolo di indennità ed indennizzi in relazione agli accordi bonari sottoscritti fino al momento della firma di questo accordo». E quei pagamenti dovranno essere tutti onorati al massimo entro dicembre. Tenendo conto che comunque, dopo cinque mesi dalla firma dell'accordo, i ritardi nel pagare gli espropriati potranno essere sanzionati con una multa dalla Regione: per ogni giorno di ritardo, lo 0,5 per mille della somma dovuta all'espropriato. È una delle nuove clausole che la Regione ha inserito nel nuovo testo di "Terzo atto convenzionale" che la Giunta Zaia ha approvato martedì, su proposta dell'assessore Elisa De Berti, e che adesso chiederà a Sis di firmare come una sorta di "atto unilaterale", come l'ha definito il governatore Luca Zaia dopo il varo della delibera.

Il tutto però, come noto, non accadrà subito». Zaia infatti ha voluto che fosse inserito in delibera un "congruo termine" di tempo - non meglio definito - per presentare tutte le carte all'Anac di Raffaele Cantone e alla Corte dei conti. E aspettare a vedere se intendono dare indicazioni alla Regione prima che, con la firma del patto, il dado sia tratto.

L'AUMENTO IRPEF CANCELLATO E LA DIVISIONE DEL CONRTIBUTO REGIONALE. Come noto, la Regione è riuscita a eliminare l'addizionale Irpef che aveva "in via precauzionale" fatto votare al Consiglio regionale. C'è riuscita imponendo a Sis un cambio nei programmi: invece di un contributo da 300 milioni tutto in una volta, coperto con mutuo che la Regione ha firmato ieri, la cifra sarà divisa in due. Il testo del patto da far firmare a Sis (l'accordo c'è) prevede che il privato riceverà 140 milioni «a dieci mesi dalla sottoscrizione del presente atto» (quindi non più a gennaio 2018) per la quota certificata in quella data, «e la somma rimanente pari a 160 milioni il 31 gennaio 2019» sempre per la somma che sia stata certificata. Tutto questo costa circa 15 milioni di oneri finanziari in più a Sis. E tra le novità imposte dalla Regione nel nuovo testo c'è infatti anche l'uso dei 300 milioni di euro: sono «destinati prioritariamente al pagamento delle ditte espropriate secondo il piano dei pagamenti» appena introdotto. Ma sono destinati anche al «pagamento dei corrispettivi dovuti ai sub-appaltatori secondo le tempistiche concordate con il piano di pagamento con gli stessi convenuto». E sarà la Regione a controllare che siano state pagate agli uni e agli altri le somme fino a quel momento maturate.

IL CANONE DI DISPONIBILITÀ. Confermata la grande novità del nuovo accordo. Da una parte sarà la Regione a incassare i pedaggi della Pedemontana - il concessionario Sis glieli terrà in un apposito conto - e dall'altra al concessionario-gestore sarà dato ogni anno un canone di disponibilità che è fissato in 153 milioni più Iva (come noto sarà al 22%) per il 2020, ma sarà via via aggiornato e salirà fino a 435 milioni nel penultimo anno della gestione da parte di Sis, che è fissata in 39 anni di durata. Come noto, la Regione continua a segnalare a Corte dei conti e Anac due concetti base. Il primo è che purtroppo già nei patti precedenti con Sis (2009 e 2013), che ora vengono cancellati senza aprire contenziosi, al privato era riconosciuto un canone annuo di 432 milioni più Iva, per cui nei fatti Sis «rinuncia a circa 12,2 miliardi di introiti garantiti», riporta sempre la delibera. Il secondo è che comunque un rischio a carico di Sis c'è ed è legato all'impegno che ha di mantenere sempre attiva ed efficiente la superstrada: in ballo ci sono sanzioni che possono arrivare fino al 15% del canone annuo che la Regione gli deve versare.

LE MULTE. A carico di Sis, l'accordo prevede anche possibilità di multe: 25mila euro al mese per eventuali ritardi non giustificati nei lavori rispetto al cronoprogramma; 20mila euro di multa se non venisse rispettato il protocollo di legalità anti-mafia siglato con le prefetture di Treviso e Vicenza; e infine anche 10mila euro al giorno per eventuali ritardi nel presentare il piano di pagamento per gli espropriati con cui si è giunti a un accordo.

da Il Giornale di Vicenza del 20 maggio 2017; pagina 9

giovedì 18 maggio 2017

Sannino intervistato da Radio Vicenza

(m.m.) Ieri su Radio Vicenza è andata in onda una mia breve intervista a Gabriele Sannino, autore del libro «Politica italiana e nuovo ordine mondiale» recentemente presentato a Vicenza durante un breve aperitivo letterario al bar L'asterisco nel quartiere San Pio X. Per chi non è riuscito a seguire l'intervista in diretta è possibile comunque scaricarne qui il podcast.

mercoledì 17 maggio 2017

Dal «diètro frónt» alla ritirata il passo è breve: sulla Spv Zaia ha paura

Fermo restando che il diètro frónt della giunta regionale veneta sull’addizionale Irpef da riscuotere per la Pedemontana pone una serie di problemi politici non più differibili per il governatore leghista Luca Zaia, c’è un’altra partita ancor più delicata in corso. È quella delle premesse e delle conseguenze del suo annuncio: soprattutto sul piano amministrativo. Zaia, stando a quanto riportato ieri dai media, si guarda bene dal dire che il ricorso all’addizionale Irpef come può essere blandito e poi abbandonato, può essere tranquillamente «ri-abbracciato»: con una semplice decisione di giunta o con un passaggio ulteriore in consiglio regionale poco importa. Magari dopo la tornata amministrativa di questo giugno. Il che fa supporre che dietro questa boutade ci siano un po’ di calcoli elettorali, fatti in ritardo peraltro.

UN PRESIDENTE ONDIVAGO. Zaia fa un riferimento preciso ad una serie di constatazioni formali che la sua amministrazione avrebbe indirizzato alla Corte dei Conti e all’Anac. Però non dice quali e soprattutto non produce il testo originale nonché l’intero elenco dei destinatari della nuova rendicontazione che a suo parere renderebbe superfluo il ricorso all’addizionale. Un atteggiamento così ondivago ed ambiguo però però presta il fianco ad un filotto infinito di sospetti. Il primo riguarda la tempistica. Stranamente la retromarcia del governatore, della quale nemmeno aveva informato la sua maggioranza, che per questo rischia di diventare sempre più insofferente, arriva dopo la ultima clamorosa bocciatura dell’intero pacchetto Spv giunta dalla sezione centrale della Corte dei conti. Al di là delle ovvie critiche sollevatesi dal variegato fronte del no (che sbarcano anche su YouTube), a preoccupare il governatore evidentemente è l’ampia eco data alla bacchettata dei magistrati contabili da parte di quei quotidiani solitamente molto prudenti nel riferire tutte le critiche al progetto della Montecchio Maggiore Spresiano e di converso molto attenti alle opinioni del fronte del sì. Per di più la recente bocciatura da parte della Corte dei conti è uno smacco anche per la cabina di regia di super-esperti in questioni tecnico-amministrative della quale il presidente della giunta si è dotato in fretta e furia dopo che il commissario governativo alla Spv era stato abolito a fine anno proprio da palazzo Chigi

GRANDE IMBARAZZO. Peraltro poche ore dopo la notizia della sciabolata della magistratura contabile Zaia, in evidente imbarazzo, aveva parlato di controdeduzioni pronte per essere inviate e di «chiarimenti... precisi e puntuali per ciascuno degli argomenti trattati». Ovviamente nessuno pretende di conoscere l’anteprima di tali controdeduzioni. La questione di fondo però è che né Zaia né la struttura di progetto, pomposamente ribattezzata task force, sono fino ad oggi riusciti a spiccicare la benché minima replica ai micidiali rilievi della Corte dei conti vergati dal magistrato Antonio Mezzera: la toga che delineò con molti anni di anticipo gli oscuri mali del sistema Mose. Sullo sfondo frattanto rimangono alcuni nodi irrisolti che potrebbero, politicamente parlando, addirittura tramutarsi in scorsoi attorno al collo del governatore. Quest’ultimo ad esempio si è ben guardato dal rispondere all’esposto indirizzato dalla società di ingegneria Sics proprio alla Regione: esposto che peraltro descrive anche fattispecie potenzialmente rilevanti sul piano penale.

REPLICA STRIMINZITA. Per vero una replica, seppur striminzita, l’amministrazione l’ha comunque apparecchiata. Si tratta di un documento che Taepile.net può pubblicare in esclusiva, nel quale peraltro il responsabile tecnico della struttura di progetto sulla Spv, l’ingegnere Elisabetta Pellegrini, oltre a poche altre considerazioni non pertinenti rispetto al nocciolo della segnalazione, si limita a dire che «non si comprende chiaramente nella esposizione». Un po’ poco per una task force che declamata alla stregua di un dream-team tecnico giuridico, dovrebbe risollevare le sorti di una Pedemontana Veneta oggi sull’orlo dell’abisso.

L'OMBRA DI IMPREGILO. L’altra spada di Damocle che pende sul capo di palazzo Balbi riguarda invece il possibile contenzioso derivante dalle richieste di Salini-Impregilo, uno dei soggetti che partecipò alla gara per la realizzazione del progetto Spv e che fu esclusa dopo un lungo contenzioso giudiziario con Sis, risultata alla fine l’aggudicatrice. In soldoni Salini ritiene che il nuovo accordo giuridico-economico tra Sis e Regione Veneto (del quale a quanto se ne sa è stato votato in giunta solo lo schema ma senza la firma dei privati e senza che la sottoscrizione tra le parti sia avvenuta davanti a un notaio) imponga alla Regione d'indire un nuovo bando. Il motivo? Il nuovo accordo con la Sis cambia in corsa le carte in tavola. Il che non è permesso. Di questa magagna i media veneti hanno parlato in un paio di occasioni.

Nel merito però nessuno si è soffermato sul dettaglio dell’atto redatto da Salini: in gergo giuridico si tratta di un atto di intimazione e diffida, già al protocollo regionale col progressivo numero 101061 in data 13 marzo 2017 (del quale Taepile.net può mostrare in anteprima una copia integrale): «Si intima alla Regione Veneto... - sta scritto in quelle carte - di revocare in autotutela tutti gli atti eventualmente già illegittimamente adottati» e si «diffida la Regione in persona del Presidente e legale rappresentante dal procedere all’adozione di qualsivolglia ulteriore atto finalizzato alla modifica del rapporto concessorio con il Consorzio Sis per la Pedemontana Veneta». Si tratta di parole che pesano come macigni anzitutto per questioni di ordine giuridico. Le parole usate dall’amministratore delegato di Impregilo Pietro Salini costituiscono la formula di rito in forza della quale in presenza di una asserita inerzia del soggetto cui la doglianza viene indirizzata si procede poi con un ricorso alla magistratura amministrativa.

GRANE LEGALI. La legge infatti, soprattutto quando ci si può permettere uno stuolo di luminari del diritto amministrativo come può permettersi un gigante quale è Salini, non solo consente di impugnare uno o più atti. Bensì concede la facoltà di portare davanti al giudice amministrativo anche il soggetto che si ritiene colpevole di una o più inerzie. Di più, l’eventuale mancato adempimento di alcuni obblighi, soprattutto a fronte di continui, formali e ripetuti avvisi, può costituire la premessa anche per inchieste penali da parte delle procure competenti: a partire da quella di Venezia. A questo punto sul tappeto rimane una domanda. Se ciò che scrivono i quotidiani è corretto, Zaia afferma di avere sottoposto la nuova rendicontazione scaturita dall’abbandono della addizionale Irpef, sia all’Anticorruzione che alla Corte dei conti. Sempre Zaia spiega che è in attesa di una risposta di questi ultimi. E che al contempo spera che avuto in poche settimane il nulla osta dei due destinatari procederà alla firma della intesa col privato.

SPV IN GHIACCIAIA? ALEGGIA LO SPETTRO. Ma che cosa succederà se i due enti chiamati a vagliare il rendiconto, sempre che tale iter sia in linea con la legge, si prenderanno mesi su mesi o se addirittura bocceranno la revisione della proposta? Zaia dirà che è colpa di Roma? Per caso si è costruito le condizioni politiche per mettere in ibernazione sine die un progetto che ha un orizzonte sempre più fosco icasticamente ribattezzato dalle opposizioni «Spv Game over»? Più che in un cul de sac la Spv oggi pare una strada senza uscita, una strada chiusa. Dal dietro front alla ritirata il passo è breve.

Marco Milioni
prefatorial Taepile.net

giovedì 13 aprile 2017

Grandi navi, Mognato: «Da Delrio risposte generiche»

«Una questione complessa, che ha bisogno di tempo. E sarà risolta in maniera fluida. Ottimizzando le risorse e senza creare situazioni di conflitto». Cita il neo presidente dell’Autorità portuale Pino Musolino il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Per rispondere in aula alla Camera a una interrogazione presentata dai deputati di Articolo Uno Mdp Mognato, Zoggia, Murer, Bordo e Folino. «Il presidente ha avviato un confronto con le autorità locali», ha detto ieri il ministro in aula, proprio per valutare la percorribilità tecnica delle diverse ipotesi che verranno poi sottoposte al Comitatone». 

Quanto al progetto Venice Cruise 2.0, cioè la proposta di spostare il terminal passeggeri al Lido, il ministro ha proseguito: «Confermo che è intervenuto con prescrizioni il parere favorevole del ministero dell’Ambiente su una delle diverse ipotesi in campo , che saranno comunque sottoposte ai soggetti istituzionali coinvolti». Nessuna decisione, dunque. E un tono che non soddisfa gli interroganti, fino a un mese fa compagni di partito del ministro. «Risposta generica e formale», commenta Michele Mognato, «molto diversa da quella del dicembre scorso in cui il ministro annunciava l’imminente esame di una proposta sul canale Tresse e che la soluzione pronta era quella di Marghera.

«Siamo rispettosi del percorso scelto dal nuovo presidente dell’Autorità portuale», dice Mognato, «ma è necessario confrontare tutte le alternative progettuali, così come votato dal Senato». Questione che fa discutere. Il Comune rilancia la soluzione Vittorio Emanuele, mentre Andreina Zitelli ha presentato un esposto alla Procura per la «non applicazione del decreto Clini Passera». «Bisogna individuare la soluzione disponibile, cioè il progetto De Piccoli», conclude.

Alberto Vitucci
da La Nuova Venezia del 13 aprile 2017; pagina 22

mercoledì 12 aprile 2017

Sambo (PD): tutti i progetti grandi navi siano sottoposti al vaglio Via

«Sulla questione del Canale Vittorio Emanuele sono d'accordo con il Ministro Galletti, il progetto non è ancora stato depositato ma dovrà ricevere, così come è stato per gli altri progetti, un vaglio nazionale in merito alla sua sostenibilità ambientale e dovrà essere comparato con gli altri». È questo il passaggio chiave di una breve nota diffusa alcune ore fa dal consigliere comunale veneziano del Pd Monica Sambo, la quale affronta così l'annoso tema del passaggio delle grandi navi in laguna. «Da sempre ritengo - rimarca ancora Sambo - che lo scavo di nuovi canali o l'ampliamento in modo considerevole di canali già esistenti, sia in grandezza che in profondità, sia un errore per  il delicato equilibrio dell'ecosistema lagunare». Poi un'ultima puntura di spillo nei confronti del primo cittadino Luigi Brugnaro, a capo di una civica alleata al centrodestra: «Ma che uno scavo sia o meno "considerevole" non lo decidiamo né io né tantomeno Brugnaro. Per questo - si legge ancora nella nota - credo che ci debba essere una pronuncia del Ministero sul punto e mi auspico che il progetto passi alla Via così come è avvenuto per il Duferco e il Contorta, quest'ultimo già bocciato».

martedì 28 marzo 2017

Pfas, uno sciopero e una richiesta di danni da mezzo milione di euro sul capo della Miteni


Mentre una delegazione dei lavoratori della Miteni, oggi in sciopero, è partita in pullman alle 12,30 alla volta di Venezia per discutere con la giunta regionale della grave situazione che interessa lo stabilimento vicentino, sul tavolo della stessa giunta nonché della società arriva una richiesta di danni per mezzo milione di euro. Richiesta, inoltrata dalla associazione ecologista «La Terra dei Pfas» da mettersi in correlazione con il maxi caso di inquinamento da derivati del fluoro, i Pfas appunto, che dal 2013 ha pesantemente investito l’industria della Valle Agno nonché tutto il Veneto centrale.

LO SCIOPERO
Lo sciopero di stamani voluto da Cgil, Cisl e Uil si legge in una nota congiunta delle tre sigle è stato proclamato «a sostegno delle richieste più volte presentate all’azienda in termini di investimenti e piano industriale e per manifestare concretamente la forte preoccupazione dei lavoratori Miteni per le problematiche riguardanti la salute, la sicurezza, l’ambiente e l’occupazione... non solo come dipendenti ma anche come cittadini consapevoli dell’emergenza sanitaria ed ambientale che ha coinvolto la popolazione ed il territorio». Quanto alle adesioni gli organizzatori si dichiarano molto soddisfatti «visto che abbiamo toccato quota 80%» spiega Renato Volpiana, volto storico delle rappresentanze interne di Filctem-Cgil (nel riquadro un momento della manifestazione di oggi). Per questo motivo una delegazione di lavoratori nel pomeriggio incontrerà l’assessore regionale all’ambiente, il leghista Giampaolo Bottacin.

LA CITAZIONE
Di ben altro tenore invece è la citazione che nei confronti della stessa amministrazione regionale, in una con la Miteni spa di Trissino, è stata notificata dall’avvocato Giorgio Destro per conto de «La Terra dei Pfas». Si tratta di una richiesta danni, della quale il legale patavino ha dato notizia ieri con una stringatissima nota, per mezzo milione di euro per la quale l’estensore, almeno al momento, non concentra il suo interesse principalmente sul tema ambientale o su quello sanitario ma sul possibile danno morale patito in ragione del patema d’animo cui i potenziali esposti sono stati soggetti anche in ragione dello stillicidio di notizie che ha riguardato la vicenda.

Nell’impostare questa traiettoria Destro cita espressamente la Cassazione civile la quale con la sentenza 2515 del 21 febbraio 2002 ha stabilito che «in caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo, il danno morale soggettivo... transitorio turbamento psicologico... è risarcibile anche in assenza di danno biologico... lesione all'integrità psico-fisica... o di altro evento produttivo di danno patrimoniale» giacché l’essenza «del danno morale è lo stato di perturbamento psichico, da disagio e preoccupazione duraturi nel tempo».

Nella sua disamina Destro cita altre sentenze della Cassazione, ma il pronunciamento del 2002 è particolarmente stringente perché avvenuto a sezioni riunite per cui non può essere superato da altre sentenze, pur definitive, se non a sezioni riunite, oppure da una successiva norma dello Stato. Detto in termini semplificati la sentenza pronunciata quindici anni fa equivale ad una legge.


LA PROSPETTIVA
Tra le dieci pagine dell’atto redatto da Destro c’è però un altro passaggio importante: «La Regione Veneto, destinataria di tale Nota dell’Arpav, non emetteva alcun provvedimento a salvaguardia della collettività relativamente alle acque irrigue mentre per le sole acque potabili imponeva ai gestori delle acque interessati dalla vasta contaminazione di oltre 180 kilometri quadrati l’adozione di appositi “filtri a carbone”... oggi al centro di numerose critiche da parte dei sindaci dell’area a rischio, circa la loro effettiva efficacia temporale...». Parole precise che per il futuro fanno pensare ad una possibile nuova iniziativa sempre sul piano legale, che però potrebbe stavolta essere incentrata più sul merito sanitario-ambientale. La Terra dei Pfas peraltro sul piano giudiziario si era già mossa con una richiesta di sequestro in sede penale sia con una segnalazione al Csm per presunte inerzie della procura vicentina che sta indagando sul caso di inquinamento. Borgo Berga, non si sa se in replica al clamore suscitato dagli addebiti per una condotta reputata da certuni eccessivamente prudente, di recente aveva nominato quale super-consulente per l’inchiesta in corso il professore universitario britannico Tony Fletcher, considerato uno dei più grandi luminari al mondo il materia: una scelta molto apprezzata dalla sezione veneta di Isde medici per l'ambiente.

Marco Milioni

sabato 11 marzo 2017

L'ora X della Pedemontana Veneta: le carte esplosive del consulente di Zaia

Se non arriverà un aiuto per il concessionario della Pedemontana veneta ovvero la Sis c'è il rischio che quest'ultimo precipiti in una situazione di insolvenza. È questa, alla grossa, la conclusione alla quale giunge il professore Bruno Barel, uno dei tanti avvocati entrati nello team che assiste la giunta regionale del Veneto nella delicatissima partita del reperimento dei fondi per il completamento della Pedemontana.

Si tratta di un passaggio esplosivo non solo perché rende plasticamente l'idea della incapacità del soggetto privato di assumersi gli impegni precedentemente assunti con la Regione. Non solo perché descrive in qualche modo uno scenario che per la Sis che è l'anticamera del fallimento. Ma soprattutto perché tale passaggio dà forza, anche se l'estensore non sembra pensarla così, in modo definitivo alle tesi di chi sostiene che l'aumento della addizionale Irpef da 2-300 milioni (in tutto o in parte destinata alla Spv non conta) allo studio da parte del governatore leghista veneto Luca Zaia, possa configurarsi come una condotta tesa a togliere inopinatamente e con un danno per l'ente pubblico, le castagne dal fuoco ad un privato che non è stato in grado di rispettare i patti già assunti.

Per di più quel passaggio di Barel, che da mesi fa parte ormai de facto della guardia pretoriana di Zaia, se letto integralmente (Taepile.net può mostrarne in anteprima il testo integrale) rende ancora più efficacemente la situazione drammatica che in queste ore si sta vivendo a palazzo Balbi e a palazzo Ferro Fini, sedi rispettivamente della giunta e del consiglio, il quale alle brevi è chiamato a ratificare l'intesa voluta dall'esecutivo. Si tratta di parole che pesano come pietre: «Va anche presa in considerazione anche l'eventualità... non improbabile... che il concessionario venga di conseguenza a trovarsi in condizione di insolvenza, con l'apertura di una procedura concorsuale a suo carico e con possibili... e... probabili... ricadute pregiudizievoli sulle imprese subappaltatrici e sugli altri operatori che sono a vario titolo coinvolti nella realizzazione dell'intervento».

Il passaggio è delicatissimo per due motivi. Uno, a fronte di una tale enunciazione infatti un voto dell'aula potrebbe incappare non solo nelle maglie della giustizia erariale in ragione di un danno potenzialmente patito dall'erario pubblico in ragione di una sorta di salvataggio messa in piedi anche o solo per evitare la debacle del concessionario e dei subappaltatori. Due, la cosa potrebbe anche calpestare la norma penale se per esempio emergessero situazioni di convergenza fra gli interessi di chi a vario titolo sostiene l'intervento della Regione e gli interessi di chi in qualche modo dal salvataggio pubblico beneficerebbe in modo più o meno indebito. Il che non vale solo per la questione delle commesse, ma anche e soprattutto per quanto riguarda l'immane risiko urbanistico che, anche alla luce delle nuove norme regionali in tema di gestione del territorio, si sta materializzando attorno ai cento kilometri della Montecchio Maggiore - Spresiano tra le province di Vicenza e Treviso.

Questa girandola di circostanze ha messo in ambasce una parte del consiglio regionale, pure fra la maggioranza di centrodestra, soprattutto da quando a palazzo Ferro Fini si è sparsa la voce di una serie di denunce, anche penali, che sarebbero in arrivo. Alle quali si somma il  pesantissimo esposto indirizzato a Zaia da uno degli ex partner di Sis; esposto che nell'entourage del governatore ha prodotto ansie e apprensioni.

È vero d'altro canto che nel proseguo della sua relazione Barel invita l'amministrazione regionale a scendere in campo per sostenere de facto il privato, ma è altrettanto vero che il ragionamento del noto giurista trevigiano (insegna diritto internazionale all'Università di Padova) è molto centrato su una analisi di tipo prudenziale tesa a scongiurare, quello che ritiene essere il male minore e a evitare il contenzioso, piuttosto che a concentrarsi fino in fondo sulle responsabilità del privato. E per suggerire alla giunta il modo migliore per muovere contro lo stesso privato nelle aule giudiziarie.

Ad ogni buon conto detto in altri termini Barel non ragiona solo o in primis in termini di diritto ma compie una notevole digressione anche in termini di opportunità: una sfera che invece dovrebbe essere pertinenza della politica. Tanto che sembra lasciare sullo sfondo un principio base che governa o dovrebbe governare l'amministrazione della giustizia, della cosa pubblica, ma che dovrebbe essere soprattutto alla base di qualsiasi ragionamento etico-politico: il principio per cui chi è responsabile di qualsivoglia condotta difforme dal solco della norma deve pagarne sino in fondo le conseguenze.

Di questo iato comunque è consapevole lo stesso avvocato tanto che al punto cinque della sua digressione (protocollo 86026 in data 02-03-2017) è costretto ad estrinsecare il suo vero pensiero: «La gravità dello scenario delineato sopra, gravido di incertezze e rischi difficilmente stimabili, sia di ordine finanziario e giuridico, che di natura sociale ed economica, per la generalità dei territori e delle comunità, giustifica ampiamente ogni possibile tentativo di cercare rimedi alternativi». Un convincimento appena appena temperato dal passaggio successivo: «Naturalmente, ogni misura di riequilibrio del Piano economico finanziario... che costituisce parte integrante della convenzione di concessione... dovrà risultare conveniente per l'ente concedente, rispetto al rischio di domanda gravante sulla Regione in base al Piano economico finanziario originario, e compatibile con le risorse finanziarie pubbliche ragionevolmente disponibili o reperibili, in modo da non far ritenere preferibile... seppure in guisa di male minore... l'interruzione dei lavori, per quanto traumatica».

Ed è con questo ultimo passaggio che in realtà Barel propende per lasciare comunque l'ultima parola al decisore politico-amministrativo, ovvero giunta e consiglio. Per vero la disamina del docente, che è storicamente un consulente della Regione, porta con sé un vizio "filosofico". Visto che viene meno in questo senso il criterio per cui i migliori pareri si formano sempre in ossequio al contraddittorio tra parti contrapposte. A questa lacuna avrebbe potuto, almeno in parte visto che è comunque un soggetto legato alla amministrazione regionale, provvedere il nucleo di valutazione strategica, il Nuvv, il quale però, come già emerso dalle carte agli atti del Consiglio regionale non ha più di tanto fatto le chiose alle tesi del docente patavino.

Su tutto però rimane un'altra questione che in queste ore non è entrata nell'agenda ufficiale del dibattito, ma che sta invece prendendo corpo nei corridoi della politica veneta. Se la Spv andasse gambe all'aria, almeno nel suo percoso attuale, rischierebbe l'osso del collo solo la Sis, solo i subappaltatori o gli altri "subcontractor" o ci sarebbero rogne di ogni tipo per chi magari si è già indebitato con banche o altri enti per acquistare od opzionare aree oggi verdi sulle quali potrebbero poi svilupparsi altre previsioni di piano proprio in ragione del tracciato dell Spv? Che cosa intende Barel, che peraltro di mestiere fa anche il manager immobiliare con la società Numeria, quando parla di «generalità dei territori e delle comunità»? In questi giorni convulsi c'è qualche big della politica veneta o dell'imprenditoria alto di gamma che si trova fra l'incudine e il martello o peggio sotto ricatto? E se sì chi è?

martedì 28 febbraio 2017

Libia connection: dalla camorra alla mafia veneta passando per il Copasir... e per l'Iran

L'affaire Libia connection, sul quale indaga la magistratura napoletana, non solo ha investito il Copasir, ma da qualche giorno è sbarcato anche su alcuni media internazionali come China.org e Thedailybeastcom: una girandola di intrighi dalla quale spunta pure una propaggine veneta mentre a fare da contorno rimane un traffico d'armi che avrebbe avuto in Iran uno dei punti della triangolazione. Per quanto riguarda il Copasir da giorni diverse forze politiche chiedono al deputato M5S Angelo Tofalo, che siede appunto nel Copasir, ovvero l'organismo bicamerale di vigilanza sull'intelligence, di chiarire la sua posizione dopo, che il suo nome è stato tirato in ballo proprio in una storiaccia di traffico internazionali di armi. 

La situazione nel Paese nordafricano è tesissima anche in ragione dei rilevanti interessi energetici e geostrategici di contorno. L'Italia ha deciso da alcuni mesi di appoggiare un governo riconosciuto dall'Onu. Ma in realtà in quella che fu l'ex colonia italiana i governi autoproclamati sono almeno un paio in una nazione dominata ancora da divisioni di tipo tribale, riesplose dopo la morte del dittatore Mu'ammar Gheddafi. Ad interessare i media in modo particolare sono i contatti che Tofalo avrebbe avuto con l'ex premier libico l'ex premier libico Khalifa Ghwell, che ad inizio gennaio annunciò alla stampa locale una sorta di golpe soft del quale non si è ancora capita l'entità. Ed è in questo frangente che si cerca di capire quale sia stato il ruolo di Tofalo. Tra alcuni deputati del Copasir il timore, tutto ipotetico e tutto da provare, circola a mezza bocca; un timore per cui lo stesso Tofalo abbia potuto fungere da ufficiale di collegamento col crisma del parlamento, di un traffico d'armi da collocare in qualche modo in uno scacchiere più ampio, magari con la complicità di pezzi deviati degli apparati italiani. In questo caleidoscopio non vanno dimenticati tra l'altro i rimbrotti di Ghwell, che accusa l'Italia di interferire in modo inaccettabile nella politica interna libica. Accuse che riprendono paro paro gli addebiti di Khalifa Haftar, il generale a capo di una delle entità governative, quella di Bengasi, che al momento si dividono lo scacchiere libico. Haftar non viene ben visto da una parte delle cancellerie europee perché avrebbe seguito una politica troppo filo russa e poco attenta ai desiderata della Nato, che con l'Europa ha uno stretto legame. Ma al contempo però da quegli stessi ambienti diplomatici viene riconosciuto ad Haftar un più convinto e sincero impegno contro l'Isis rispetto a quello messo in campo dal governo libico riconosciuto dall'Onu, ovvero quello capitanato da Fayez Sarraj.

Lo stesso generale fra l'altro intervistato dal Corsera spiega o da ad intendere di godere di ottime relazioni in seno alla diplomazia e alla intelligence occidentale, anche Italiana. Ed è in questo gioco di specchi che riflettono all'infinito una situazione tanto fragile tanto mutevole che si inserisce la vicenda Tofalo. Il sodalizio che sarebbe stato vicino a Tofalo avrebbe agito per conto di chi? Per conto di qualche entità libica? Oppure avrebbe agito in proprio solo con fini di profitto legati alla vendita di armamenti? E chi in qualche modo avrebbe messo in collegamento Tofalo col sodalizio che è accusato dalla procura di Napoli di trafficare armi oltre il Mediterraneo? Al momento il ginepraio pare inestricabile. Ma alcuni effetti si sarebbero già avvertiti: da ambienti vicini ai servizi sarebbe filtrato fino al Copasir un avvertimento preciso. Senza le dimissioni di Tofalo non ci saranno più notizie sensibili che arrivano sui banchi dello stesso Copasir per il timore che finiscano poi nelle mani sbagliate.

C'è poi un aspetto singolare da tenere in considerazione. L'inchiesta di Napoli è la prosecuzione diretta, così scrive Repubblica.it, di un altro filone sempre partito dal capluogo campano, che aveva indagato ambienti della Camorra che sarebbero stati interpellati da soggetti legati alla mafia veneta o mala del Brenta, proprio con lo scopo di fornire ai veneti il materiale per il traffico. Una parte di quella inchiesta era stata raccontata in un memorabile documetario di Report curato da Sigfrido Ranucci. Durante il quale erano emersi legami internazionali, transazioni finanziarie spericolate e rapporti con le imprese italiane dell'orbita governativa che si occupano di sicurezza. Uomo chiave di quel reportage (riandato in onda di recente quasi a furor di popolo) è Andrea Pardi. Quest'ultimo dopo le rivelazioni di Report è stato arrestato alla fine di gennaio dalla Guardia di finanza di Venezia su ordine della procura di Napoli proprio nell'ambito dell'inchiesta sul traffico internazionale di armi. La notizia dell'arresto di Pardi aveva fatto il giro dei media nazionali che parlano di affari con Iran e Libia.

martedì 21 febbraio 2017

Padova, le primarie non si fanno più: Giordani resta con i centristi e Coalizione vota Lorenzoni

Le possibilità che Pd e Coalizione Civica trovino un accordo per scrivere assieme il programma e scegliere un candidato sindaco unitario sono infatti ormai ridotte al lumicino. E così, se non ci sarà un repentino cambio di rotta entro la fine di questa settimana, Sergio Giordani e Arturo Lorenzoni correranno da avversari alle amministrative in calendario tra la metà di maggio e quella di giugno, regalando in questo modo un innegabile vantaggio non solo all'ex primo cittadino leghista Massimo Bitonci, ma anche a quello che sarà (il suo nome dovrebbe essere svelato tra una decina di giorni) il portabandiera del M5S. Quella di ieri, peraltro all'indomani del netto successo del professor Lorenzoni alle primarie interne di Coalizione Civica, in cui il docente universitario di Economia Applicata ha sbaragliato la concorrenza del filosofo Umberto Curi e della segretaria provinciale dell'Anpi Floriana Rizzetto (820 persone al seggio del ristorante Ca' Sana di via Santi Fabiano e Sebastiano, 581 voti per Lorenzoni, 184 per Curi e 52 per Rizzetto), è stata una giornata a dir poco tesa e frenetica.

In particolare dalle parti di via Beato Pellegrino, quartier generale dei democratici, dove a tarda sera il segretario cittadino Antonio Bressa ha riunito la direzione del partito e posto in discussione un documento che, in parole povere, suonava più o meno così: «Siamo sempre stati aperti al dialogo nei confronti degli amici di Coalizione Civica, tanto che abbiamo aspettato che concludessero il loro lungo percorso con le primarie interne di domenica. Da loro però - ha sottolineato Bressa, al cui fianco paiono rimasti soltanto il suo vice Nereo Tiso, il segretario provinciale Massimo Bettin, l'ex vicepresidente del consiglio di Palazzo Moroni Andrea Micalizzi, i senatori Giorgio Santini e Gianpiero Dalla Zuanna e il consigliere regionale Claudio Sinigaglia - sono arrivati dei veti inaccettabili verso alcune figure che hanno contribuito con noi alla caduta anticipata di Bitonci». Nel dispositivo messo in votazione da Bressa,è chiaro il riferimento al cosiddetto fronte moderato di centrodestra che, guidato dal sottosegretario di Ncd Barbara Degani e dal capogruppo uscente di Rifare Padova Antonio Foresta, ha già conferito il suo appoggio a Giordani. «Bitonci è in campagna elettorale da tre mesi, dato che sta battendo la città bar dopo bar - ha evidenziato il segretario democratico - E noi non possiamo permetterci di perdere altro tempo».

Traduzione: la data delle elezioni è sempre più vicina ed è ormai troppo tardi per fare le primarie. E quindi l'unica offerta avanzata dal Pd a Coalizione Civica è quella di un ticket Giordani-Lorenzoni: «Se Sergio, come tutti ci auguriamo, diventerà sindaco della nostra città - questo il senso delle parole di Bressa - Arturo sarà il suo vice». L'ipotesi, nel vano tentativo di evitare la frattura del centrosinistra che ha già condannato le elezioni del 2014, è però stata maldigerita non solo da tanti democratici presenti alla direzione (in primis dal capogruppo uscente Umberto Zampieri, dagli ex consiglieri Enrico Beda e Jacopo Silva e da parecchi coordinatori di circolo). Ma pure (e soprattutto) dal movimento lanciato da Padova 2020 che non a caso, nel pomeriggio, ha diffuso una nota indirizzata al Pd domandando «formalmente di concordare data, ora e luogo al fine di realizzare un incontro per confrontarsi in via ufficiale e con spirito costruttivo sul percorso in vista delle prossime amministrative». Una richiesta esplicitata così dallo stesso Lorenzoni: «È stato Giordani, non più tardi di un mese fa, a dirsi disponibile alle primarie di centrosinistra tra Pd e Coalizione Civica. Dunque incontriamoci - l'appello del professore - e stabiliamone data e regole: l'unità fra noi è infatti la strada maestra per non far rivincere Bitonci. Altri tipi di accordi, fatti a freddo, fra pochi e senza consultare la base, avrebbero invece soltanto l'esito di allontanare da noi il nostro elettorato. Le primarie, in cui lo sconfitto sosterrà lealmente il vincitore, sono l'unico percorso virtuoso e trasparente per arrivare assieme al governo di Padova». Un richiamo, quello di Lorenzoni e di tutta Coalizione civica, destinato quasi certamente a cadere nel vuoto. 

Davide D'Attino
da Il Corriere del Veneto del 21 febbraio 2017, edizione di Padova; pagina 14

mercoledì 15 febbraio 2017

«Pfas, non c’è solo Miteni... E il cromo esavalente?»

«Si monitora solo la Miteni o vengono monitorate anche le altre realtà inquinanti? Vengono controllati anche altri inquinanti come il cromo esavalente?». A domandarlo, con un’interrogazione a risposta scritta presentata oggi alla Giunta Regionale, sono i consiglieri tosiani Giovanna Negro, Stefano Casali, Andrea Bassi e Maurizio Conte.

«Da mesi la problematica dell'inquinamento derivante dai Pfas è all'attenzione della pubblica amministrazione - scrivono i tosiani - e preoccupa i veneti, dal momento che ad oggi ancora non ci sono precise indicazioni sulle conseguenze per la salute derivanti da questa forma di inquinamento. Documenti pubblicati da Arpav, ma anche da soggetti terzi, indicano che non c’è solo la Miteni spa con lo scarico del collettore Arca al depuratore di Trissino ad aver negli anni scaricato Pfas, ma “contributi minori” vengono dagli scarichi dei depuratori di Arzignano, Montebello Vicentino e Lonigo, più in generale del Bacino del Brenta».

«Da analisi fatte su vari siti del territorio nazionale, risulterebbe che, dove ci sono le produzioni Pfas, sia presente il cromo esavalente, d'uso anche nelle industrie galvaniche, chimiche e conciario-tessili: il cromo VI è un composto tossico e pericoloso per la salute umana - aggiungono i tosiani - e per questo motivo chiediamo alla giunta regionale di conoscere se le verifiche e i monitoraggi vengano effettuati solo sulla Miteni spa o anche sulle realtà e nei territori dove ci sia una seppur minima presenza di Pfas e per conoscere se la regione contestualmente agli scarichi Pfas verifichi e monitori la presenza di altri inquinanti come il cromo esavalente».

fonte: Vvox.it del 15 febbraio 2017; link sorgente

giovedì 9 febbraio 2017

Pedemontana, ora la Regione deve cambiare il bilancio

Sul suo tavolo, ha fatto capire ieri il governatore Luca Zaia, ci sono da tempo le carte che indicano la nuova soluzione per garantire che i lavori della superstrada Pedemontana Veneta e la sua realizzazione. Per ora, però, devono restare segrete. Perché la quadratura del nastro d'asfalto ancora non c'è. Intanto però il quadro è radicalmente cambiato. Il dialogo con il Governo e con il costruttore c'è. Ma quello su cui occorre lavorare, fa capire Zaia nel dopo-giunta, è il bilancio della Regione.

«ACCORDO ENTRO FINE FEBBRAIO». «Stiamo lavorando ancora - spiega Zaia - sul fronte della Pedemontana, che non è una partita facile: si sta accelerando, cercando di trovare un equilibrio per il closing finanziario». Ed ecco il primo cambio di quadro: non c'è più tensione con Roma. «Devo dire che la partita oggi rischia di essere più facile sul fronte del rapporto con l'impresa e con le istituzioni nazionali. E un po' più difficoltoso, diciamo, per far girare i numeri rispetto al bilancio della Regione. Tempistiche? Si andrà a un "vedo" a fine febbraio, da quello che mi dicono i tecnici. Devo riconoscere che la collaborazione a livello nazionale è comunque eccezionale: sto parlando di Ministeri delle infrastrutture e delle finanze, di palazzo Chigi, e di tutti i tecnici: non ultimi quelli di Cassa depositi e prestiti con cui ci confrontiamo su molti dati che abbiamo, ad esempio quelli sul traffico. Per noi l'infrastruttura è strategica: 95 chilometri, 35 Comuni e 16 caselli, ci costerà più o meno 2,5 miliardi. Se riusciamo ad arrivare al closing finanziario velocemente, si completerà in tre anni, ed è la più grande oggi in cantiere in Italia. Il lavoro è impegnativo», rimarca Zaia. Che conta sulla nuova squadra creata: il segretario generale Ilaria Bramezza, il responsabile di procedimento Giuseppe Fasiol, la dirigente Elisabetta Pellegrini, Marco Corsini (Avvocatura di Stato) come autorità vigilante: la Regione ha chiuso da poco anche un bando per cercare un dirigente di supporto tecnico e amministrativo-contabile per la Pedemontana.

NUOVO PIANO: SERVE UNA "GARANZIA". Un'indicazione emerge dalle poche parole di Zaia. C'è "qualcosa" da inserire nel bilancio della Regione: una cifra che possa fare da garanzia di fondo perché tutto il meccanismo di finanziamento si possa mettere in moto. Una garanzia tale - ma siamo a supposizioni - che renda forse diversa la stessa strada del finanziamento rispetto ai tanto annunciati project bond. Queste le parole di Zaia, da cui si intravede il nuovo quadro: «C'è un contratto che prevede impegni, siamo il concedente e il punto di incontro con il concessionario è sul flusso di traffico. Se il flusso è più basso, il concessionario non riesce a chiudere il suo closing finanziario. La base dell'appalto 2009 è che la Pedemontana vedrà passare tot veicoli (30mila al giorno nel primo periodo di apertura, ndr): il consorzio Sis è disponibile e stiamo ragionando su nuovi flussi di traffico, le cifre della nuova rilevazione le avremo tra 7-10 giorni. I numeri stanno cambiando tutti e dobbiamo chiudere il cerchio rispetto a impegni reciproci. Ci sono più cose da modificare: abbiamo un progetto che stiamo seguendo, che non è più quello originario che conoscete. Affronteremo l'accordo per farlo girare all'interno del bilancio della Regione. Che l'intesa non debba essere massacrante per la Regione, è poco ma sicuro. Al nostro fianco comunque su questi ragionamenti c'è il Governo, perché c'è l'interesse pubblico. Non posso anticipare di più».

«GLI ESPROPRIATI? UNA PRIORITÀ». E gli espropriati che attendono i soldi? «Se arriva l'accordo - risponde Zaia - lo facciamo a partire da loro: oltre 3mila aziende con 340 milioni di euro in espropri. Sono risorse destinate al territorio». Intanto Il sen. Antonio De Poli (Udc-Ap)ribadisce che «l'unico modo per sostenere i livelli di traffico è andare oltre la Pedemontana: è fondamentale inserire nel nuovo progetto le cosiddette opere complementari, senza cui vengono meno le connessioni con le arterie già esistenti». E Alessandra Moretti (Pd) rinnova l'appello a Zaia a non toccare le esenzioni per i residenti dei Comuni attraversati dall'opera «come previsto dall'attuale progetto».

Piero Erle
fonte Il Giornale di Vicenza del giorno 8 febbraio 2017; pagina 11

martedì 7 febbraio 2017

Pfas e chimica, i nodi vengono al pettine


«Finalmente ci siamo: dopo mesi e mesi di lavoro, domani sarà pubblicata la relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sui Pfas. Sostanze dal nome cacofonico che sono interferenti endocrini, in particolare del metabolismo dei grassi, e possibili cancerogeni. Hanno contaminato l'acqua potabile in un'area di almeno 180 km quadri abitata da oltre 300mila persone. E stanno causando una strage silenziosa, di cui ora ci sono le prove ma che continua imperterrita, nonostante le denunce e i dossier rimpallati tra le procure». È questo uno dei passaggi più importanti che il senatore del M5S ha affidato al blog del movimento. Una riflessione che descrive lo stato d'animo di quanti in questi mesi hanno seguito da vicino una vicenda la quale è tutt'altro che esaurita. Le parole di Cappelletti peraltro giungono in un momento in cui sul tema dei temutissimi derivati del fluoro, i Pfas appunto, hanno alzato i toni gli attivisti di Legambiente che tre giorni fa a Cologna, hanno puntato l'indice contro la Regione Veneto soprattutto in ragione del duro attacco di Piergiorgio Boscagin (in foto) responsabile del circolo locale della associazione ecologista.

LE PREOCCUPAZIONI DEL SENATORE
Cappelletti senza mezzi mette sulla graticola la Miteni, l'industria di Trissino nel Vicentino, che secondo Arpav è responsabile di una contaminazione da fluoruri ultradecennale: la linea di produzione dei Pfas «deve choudere» attacca l'inquilino di palazzo Madama che al contempo aggiunge: «I lavoratori attuali e pregressi della Miteni devono essere sottoposti a screening sanitario indipendente ed eventualmente a trasfusioni di plasma se i dati dei verosimili studi in corso saranno positivi».

IL J'ACCUSE COLORATO
Non meno preoccupata è Legambiente, la quale non più tardi di sabato a Cologna Veneta aveva organizzato un flash mob coordinato dal presidente regionale Luigi Lazzaro, durante il quale erano stati lanciati strali durissimi nei confronti della Regione Veneto: in uno striscione che mescolava goliardia e critica politica il centrodestra del governatore Luca Zaia, dell'assessore all'ambiente Gianpaolo Bottacin, dell'assessore alla sanità Luca Coletto nonché di quello all'agricoltura Giuseppe Pan. Ma a finire nel mirino degli ambientalisti è Domenico Mantoan, potentissimo segretario regionale della sanità, il più alto dirigente in materia. Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente Veneto ha attaccato ad alzo zero: «Da quando il fenomeno tre anni fa è stato ufficializzato poco si è fatto: è stato un carnevale lungo 36 mesi. È stato un susseguirsi di dichiarazioni imprecise che ci hanno spinto a suggerire, goliardicamente, l'abito ufficiale del carnevale della terra dei Pfas: il famoso e amatissimo costume da Pinocchio».

L'AFFONDO DI BOSCAGIN
Ancor più duro è stato Piergiorgio Boscagin (in foto), presidente del circolo di Legambiente di Cologna Veneta: «Abbiamo scelto Cologna Veneta come luogo simbolo perché è in queste campagne che il maxi tubo del consorzio di depurazione del comprensorio Agno Chiampo scarica il suo contenuto di Pfas, ma anche di reflui della concia nel sistema del Fratta-Gorzone. I Pfas sia chiaro - aggiunge ancora Boscagin - non solo che la punta dell'iceberg. Ed è ora giunto il momento che si cominci a fare davvero chiarezza anche perché Cologna e il suo hinterland patiscono questa situazione ormai da quarant'anni. Abbiamo diritto ad avere acqua pulita e non filtrata. Sono ormai quasi quattro anni che la Regione non dà risposte adeguate. I lavori per un nuovo approvvigionamento degli acquedotti non sono nemmeno iniziati. C'è poi il problema immane della contaminazione da più sostanze dell'acqua destinata all'agricoltura, problema su cui c'è ancora bui pesto. È giunto il tempo che chi ha inquinato paghi le sofferenze e i danni economici cagionati al nostro comprensorio». Il referente del circolo colognese poi infilza anche la Coldiretti: «Appena lo scandalo è deflagrato abbiamo cercato le associazioni degli agricoltori. Ma invano perché questi signori non hanno fatto nulla. È vergognoso».

L'ANTEFATTO
Ad ogni modo la presa di posizione di Legambiente sulla concia va letta in un contesto più ampio. Da mesi infatti si parla di imprese che nel distretto conciario opererebbero fuori norma per comprimere i costi. La questione è complessa e controversa perché non mancano coloro che negli anni hanno accusato la politica e le autorità di avere distillato norme che, specie in tema di diluizione dei reflui conciari veicolati dal maxi tubo del consorzio Arica, contravvenivano non solo ai princìpi di cautela ma anche ai dettami della disciplina nazionale. La crisi e un mercato sempre più concorrenziale avrebbero quindi spinto alcune società ad allentare ulteriormente la presa tanto che il 21 gennaio il portale de Il Giornale di Vicenza aveva dato la notizia di due super multe per l'ammontare complessivo di un milione e mezzo di euro per la conceria Riviera srl di Zermeghedo e la Cumar srl di Montebello Vicentino. Sanzioni amministrative che sono state elevate dal Consorzio Medio Chiampo il quale avrebbe rilevato che negli scarichi delle ditte «ci sarebbero state delle pesanti difformità tra i valori delle sostanze dichiarati al momento di scaricare e quanto invece riscontrato dai controlli dei reflui una volta entrati nella rete. Le analisi avrebbero dimostrato il superamento dei livelli massimi consentiti anche del triplo per quanto riguarda i composti azotati e l'ammoniaca mentre per i solfuri, che dovrebbero stare al di sotto dei 5 milligrammi per litro, si sarebbe arrivati in certi casi addirittura ai 500 milligrammi su litro e cioè cento volte tanto». Non è dato sapere al momento se il Consorzio abbia irrogato altre sanzioni amministrative, anche perché al momento il portale che per legge deve contenere i provvedimenti non funziona. Ma non è da escludere che altri provvedimenti consimili siano stati adottati dall'ente presieduto dal leghista Giuseppe Castaman.

LA PRESA DI POSIZIONE
«È inutile nascondercelo - aggiunge Antonella Zarantonello, uno dei volti più noti del Coordinamento acqua libera dai Pfas - noi viviamo in un territorio che paga da anni in modo pesante l'industria chimica di tutto l'Ovest Vicentino. Ovviamente noi non molliamo. Siamo sul territorio e terremo le antenne bene alzate. Ma tutti quanti, a partire dalla classe dirigente, hanno il dovere di cominciare a ragionare seriamente sul destino dell'area e sulla sostenibilità del cosiddetto modello di sviluppo. In questo senso anche l'informazione dovrebbe fare meglio la sua parte».

mercoledì 11 gennaio 2017

Finanziaria regionale, l’ira di Italia Nostra Treviso

(m.m.) La finanziaria di fine anno ha segnato uno dei momenti di tensione più acuta a palazzo Ferro Fini. La maggioranza di centrodestra capitanata dal governatore leghista Luca Zaia ha dovuto faticare non poco per portare a casa una legge contestata a più riprese, soprattutto per le ricadute sul piano ambientale e urbanistico in ragione del collegato alla legge stessa che contiene una serie di nuove misure che secondo le opposizioni andavano trattate con una discussione ad hoc, in un’altra sessione di lavori.

«Non abbiamo parole per definire la scelta di un approccio del genere - sbotta Romeo Scarpa, il vulcanico ingegnere che guida Italia Nostra Treviso - il quale parlando del testo licenziato in Regione Veneto parla di legge «elaborata nel peggiore dei modi e che sa di marchetta nei confronti» di questo o quel consigliere di maggioranza» il tutto «nel nome della confusione». Il presidente della associazione puntando l’indice contro palazzo Ferro Fini parla di cultura politica «di infimo livello» e ricorda che un approccio molto simile fu scelto all’epoca della giunta forzista guidata dall’allora governatore azzurro Giancarlo Galan.

Dunque Scarpa, entrando nel merito delle novità che sono state introdotte per volontà della maggioranza come giudicate voi di Italia Nostra la norma cucinata in Regione in tema di cave?
La questione cave è una vergogna per il solo fatto che sono oltre 40 anni che non riescono ad approvare un legge quadro e siamo già sotto sanzione dalla Comunità Europea perchè gravemente inadempienti. Con la crisi edilizia e con l'eccesso di ghiaia proveniente dagli scavi della Pedemontana Veneta: ben nove milioni di metri cubi che nessuno vuole. Non ha alcun senso prorogare le concessioni a chi le ha già e scava già sottofalda. Sono piaceri a grandi elettori che hanno alle spalle una lobby potente che viene ricevuta con tutti gli onori a palazzo Balbi. Siamo sul livello di Trump che nomina capo dell'Ambiente quello che vuole far passare l'oleodotto a casa dei Sioux su scala regionale. Marchette pure e semplici per conservare i voti.

Sul piano più specifico della urbanistica e della edilizia c'è qualche cosa che vi preoccupa visto che la vostra associazione si occupa in primis di tutela dei beni storici e paesaggistici? Se sì perché?
Un esempio è un articolo del collegato, il numero 33, che prevede di dismettere tutti i beni non funzionali delle Ulss per fare cassa e far funzionare il sistema; scrivono una norma che tende ad esautorare i Comuni da scelte importanti per cui con una semplice conferenza dei servizi cambiano le destinazioni d'uso di intere aree anche se i piani regolatori non lo prevedono. È una cosa gravissima. Siamo alla deriva di ogni programmazione. In pratica “paroni a casa nostra… ma la regione ‘ze parona de tuti”.

Ma voi avete denunciato pubblicamente tutto cio?
Assolutamente sì. Lo abbiamo pure spiegato sul nostro portale. E con un linguaggio molto genuino.

Ci sono altri aspetti che vi preoccupano o ci sono altri ambiti in tema di edilizia, urbanistica, ambiente, paesaggio e trasporti che la regione avrebbe potuto riformare e che non ha riformato? Se sì perché e quali novità auspicate in tal senso?
In generale nella nuova disciplina votata a palazzo Ferro Fini tutto è più o meno improntato al caos o alla deregulation. Anche alcune sagge, anche se esigue, restrizioni della legge urbanistica 11 del 2004, vengono passo passo smantellate dal ricorso continuo a due paroline tanto semplici quanto pericolose.

Quali?
Deroghe e proroghe.

Che impressione ne avete ricavato, non è mica possibile che tutti tacciano o che tutti dormano. O no?
L’attuale maggioranza si è fatta eleggere sfruttando una sorta di paura oscura verso gli immigrati e di contestazione in nuce contro le pratiche centraliste romane. Poi gestisce il potere come e peggio del sistema romano. L'opposizione tendenzialmente dorme, salvo alcune rare eccezioni, che però sono impotenti visti i numeri in ballo. Il consigliere Sergio Berlato di Fdi, potente lobbista dei cacciatori fa il bello ed il cattivo tempo e nella sua commissione, Caccia-Pesca-Agricoltura, propone emendamenti che modificano il perimetro dei parchi. Ormai sono addirittura saltati i freni inibitori. Tutti pensano di poter far tutto. Siamo alla follia.

Intendete inasprire la protesta? Non rischiate una battaglia donchisciottesca?
La nostra associazione ha il dovere di continuare a denunciare, insieme con altri, un sistema dove le cose si risolvono andando dal potente a chiederle e non perché ne hai diritto. Al sud questo sistema si chiama "mafia", da noi si chiama “cossa comanda sior paròn”, ma è sempre mafia.

Epperò di morti sul selciato non se ne vedono. Perché?
Mi scusi, ma non è il pm palermitano Antonino Di Matteo a dire che la mafia più evoluta ha nel suo dna la ricerca di un rapporto di pacifica convivenza con le istituzioni? Ma c’è qualcuno che per convincersi ha ancora bisogno di coppola e lupara? Per cortesia.

Maggioranza e giunta potevano invece occuparsi di più di altri aspetti?
Sì, ovviamente

Ad esempio?

Smog, polveri sottili, stato delle acqua, terra. Invece in queste settimane l’esecutivo ha reso ancor più ricchi certi agricoltori con la ulteriore estensione della area del Prosecco doc. Tra un po’ saranno prosecchizzate anche le crode dolomitiche: tutto in nome “dei schei”. Noi comunque a breve avvieremo iniziative specifiche sulla Spv, sulla vicenda di Villa Emo, sul caso tangenziali venete, sullo stato delle acque e sul parco della Storga. Dobbiamo farlo.